La piazza del paese:
antropologia della socialità

All’inizio del percorso della mostra, al piano terra, trovate un’area in cui non è esposto alcun manufatto. Qui – in uno spazio-tempo liminare che corrisponde metaforicamente alla piazza di un paese – i pubblici potranno incontrarsi per raccontarsi storie o confrontarsi, partecipare ai programmi educativi organizzati dal museo o proposti dal pubblico (come in una scuola), assistere alla proiezione di documentari audio-video o a spettacoli dal vivo (come in un cinema o in un teatro), elaborare o condividere ricette di piatti e bevande (come in una cucina). La sezione 1 è a suo modo dedicata alle persone che generano la cultura popolare, e quindi quella che viene definita “cultura immateriale”, composta da conoscenze, espressioni e pratiche, trasmesse di generazione in generazione, che elaborano la relazione degli individui e delle comunità al loro ambiente naturale e alla loro storia culturale, mantenendo sempre vive le tradizioni.
Sebbene il loro risultato sia affidato o esercitato da supporti tangibili, la cultura immateriale è composta da:
• Comunicazioni orali, incluso il linguaggio (e, quindi, le diverse lingue) con cui si testimoniano saperi e narrazioni (fra cui proverbi e favole, ricette e motti o modi di dire);
• Consuetudini sociali, norme di comportamento, riti, festività;
• Spettacoli dal vivo (canto, danza, musica, teatro);
• Tecniche artigianali;
• E, in generale, i sistemi di pensiero sul mondo e l’universo.
Le tradizioni sono un vitale serbatoio di cultura immateriale, procedendo da quelle millenarie connesse all’alimentazione a quelle ancora in formazione, per esempio quelle legate alla comunicazione digitale. Ed è anche in questo senso che la mostra si propone di sperimentare tutte le possibili forme di accessibilità alle tradizioni, comprese quelle immateriali, in quanto le differenti abilità del pubblico ne sono, di fatto, una componente essenziale, delineando una vera e propria antropologia della socialità.